Cosa resta quando elimini il tuo account
Dal 24 maggio un account XNeuronal si elimina dall'app stessa, con due tocchi. Il server verifica che sia davvero tu, poi cancella l'account e tutto ciò che vi è collegato: ricordi, collegamenti, conversazioni, promemoria, impostazioni. La stessa mattina, la grande pulizia delle impostazioni ha smesso di lasciare promemoria orfani nella campanella e trascrizioni di conversazioni senza proprietario.
Le domeniche di Rosa
Paola pranza da sua madre quasi tutte le domeniche. Rosa ha ottantasei anni, una cucina che profuma di caffè dalle undici e un modo tutto suo di raccontare per giri larghi. Si parte dalla torta di noci, si passa dalla zia Ines che la faceva «con troppo burro», si arriva all'anno in cui è stata comprata la casa, e si torna alla torta senza che nessuno abbia scritto quanto zucchero ci va.
Dalla primavera Paola ha preso un'abitudine. In macchina, prima di mettere in moto, preme il pulsante e ripete quello che ha trattenuto. «La torta di noci della mamma: duecento grammi di gherigli, niente lievito, forno basso. La zia Ines è la sorella del nonno, abitava a Mantova. La casa è stata comprata nel 1968, con i soldi della vendita del furgone.» Le frasi arrivano in disordine, l'app le sistema: una ricetta, una persona, un pezzo di storia di famiglia.
È stato suo figlio Luca a installarle l'app, ed è stato lui a fare la domanda una sera, guardando la costellazione dei ricordi nella schermata iniziale. «E se un giorno vuoi smettere, tutta questa roba dove va? Resta da loro?»
La domanda è meno tecnica di quanto sembri. Ne contiene tre. Cosa si può cancellare, ed è cancellato davvero? Cosa resta quando si va via? E quello che racconta Rosa, di chi è?
Prima del 24 maggio: nessuna uscita
Fino alla mattina del 24 maggio, la risposta onesta a Luca sarebbe stata imbarazzante. L'app sapeva cancellare ricordi: una scheda alla volta, dal suo piccolo menu, oppure a blocchi dalle impostazioni. Ma un account, una volta creato, non si poteva eliminare dall'app. Non c'era né un pulsante né un percorso sul server per farlo.
Per un'app che propone proprio di affidarle ciò che non si vuole perdere, è una mancanza di fondo. Una memoria ispira fiducia solo se si sa come richiuderla. Si raccontano più volentieri le ricette della propria madre, i nomi dei cugini e la storia della casa a un quaderno che si sa di poter bruciare, che a un quaderno di cui non si è mai vista l'ultima pagina.
Quella mattina, prima di aggiungere l'uscita, è stato necessario riparare una porta che esisteva già e chiudeva male.
La pulizia che lasciava tracce
La grande pulizia si trova nelle impostazioni, nella sezione Memoria. Si sceglie cosa cancellare, per famiglie (eventi, promemoria, sveglie, attività, note, conversazioni), e fin dove: ciò che è passato, ciò che è stato completato, oppure tutto. È lo strumento di chi vuole fare spazio senza perdere tutto: appuntamenti passati, attività finite, vecchie conversazioni.
La mattina del 24 maggio, una pulizia ha lasciato dietro di sé due residui fastidiosi.
Il primo si vedeva nella schermata iniziale. I ricordi cancellati erano spariti dal server, ma la costellazione continuava a mostrarli. Il motivo stava nel modo in cui l'app scopre che una scheda è sparita. Quando si elimina una scheda a mano, parte un segnale con il suo identificativo e lo schermo la toglie. La pulizia passava invece da un altro percorso del server, che cancella tutto in un colpo, e nessun segnale partiva. Lo schermo credeva quindi che non fosse cambiato nulla. Dalle 10:25 di quel giorno, dopo ogni pulizia riuscita parte un segnale «la memoria è appena stata svuotata», e la schermata iniziale ricarica tutto.
Il secondo si vedeva nella campanella, l'elenco delle notifiche. Mostrava ancora promemoria scaduti e riepiloghi del mattino che rimandavano a schede che non esistevano più. E il piccolo contatore rosso restava acceso. Ora il server elimina, nello stesso movimento, ogni notifica le cui schede sono sparite tutte. Un riepilogo del mattino che citava tre appuntamenti resta finché ne cita uno ancora vivo. E il contatore scende subito, invece di aspettare il minuto successivo.
Le conversazioni che sopravvivevano al loro riassunto
Venti minuti dopo, una pulizia vera ha fatto emergere un residuo più discreto, e più importante.
Quando una conversazione finisce, l'app ne conserva due cose. Un ricordo di tipo conversazione, con un riassunto, che serve a ritrovare «di cosa parlavamo l'ultima volta». E, a parte, la trascrizione completa dello scambio. La pulizia delle conversazioni cancellava il riassunto e dimenticava la trascrizione. Dal punto di vista di Paola, la conversazione era sparita dall'elenco. Sul server, il testo integrale restava lì, senza alcun ricordo che vi portasse, e per sempre.
È il peggior difetto possibile per una funzione di cancellazione, perché è invisibile. Niente nell'app mostrava quel testo, quindi niente segnalava che fosse ancora lì.
La correzione delle 10:44 ha cambiato metodo, non solo perimetro. Invece di cercare ciò che dipendeva dai ricordi appena cancellati, il server ora guarda ciò che resta vivo per il proprietario, poi elimina ogni notifica e ogni trascrizione che non rimanda a niente di vivo. La differenza conta: i residui lasciati da pulizie più vecchie, fatte prima di questa correzione, se ne vanno anche loro alla pulizia successiva. Una cancellazione vale qualcosa solo se recupera anche quelle andate a vuoto.
Il pulsante del 24 maggio
Due minuti dopo, alle 10:46, è arrivato il pulsante.
Si trova nella schermata Account, che si apre dalle impostazioni, sotto «Cambia la mia password» e «Disconnetti», in rosso. Toccarlo apre una conferma che non cerca di trattenerti: «Eliminare il tuo account? Azione definitiva. Tutti i tuoi neuroni, conversazioni, promemoria e preferenze verranno cancellati. L'account non potrà essere ripristinato.» Nessun questionario sui motivi, nessun periodo di riflessione imposto, nessuna email da confermare.
La scelta di non aggiungere nulla si può discutere, ed è stata fatta consapevolmente. Molti servizi tengono un account «dormiente» per qualche settimana, nel caso si cambi idea. Rassicura chi ha toccato troppo in fretta, ed è anche un modo per conservare dati di cui si è chiesta la cancellazione. Qui è la conferma a fare da marcia indietro: dice chiaramente cosa se ne va e che niente tornerà. Una volta detto sì, il server non tiene da parte una copia in attesa.
Dietro la conferma succedono tre cose, in quest'ordine.
Prima, il telefono si cancella dalle notifiche. Non è indispensabile, visto che il passo successivo cancellerà comunque quella registrazione, ma è più pulito: tra la richiesta e la cancellazione completa, nessun promemoria deve provare a suonare per un account che sta sparendo.
Poi, il telefono chiama il server con la prova di accesso della persona. Il server verifica da solo quella prova e non accetta altro: nessun identificativo passato come parametro, nessuna cancellazione dell'account di qualcun altro. Se la sessione è scaduta, l'app chiede di accedere di nuovo prima di eliminare. Poi il server elimina l'account.
Infine, l'app chiude la sessione sul telefono e lo schermo passa subito alla vista senza account, come al primo avvio.
Una sola cancellazione, e tutto ciò che vi è collegato
Il punto più importante non si vede nell'app. Eliminare l'account non è un elenco di tabelle da svuotare una per una, dove basterebbe dimenticarne una per lasciare un residuo. Nel database, i dati di una persona portano l'identificativo del suo account, e il database sa che devono sparire insieme a esso. Basta eliminare l'account: i ricordi, i collegamenti tra loro, il registro delle loro modifiche, le regole date all'assistente, le conversazioni e le loro trascrizioni, la campanella, le registrazioni alle notifiche e le impostazioni se ne vanno insieme.
È esattamente la lezione delle due correzioni della mattina, presa al contrario. La pulizia lasciava residui perché seguiva i riferimenti a mano. L'eliminazione dell'account non ne segue nessuno: si appoggia sull'unica cosa che tutti questi dati hanno in comune, il proprietario.
E la modalità senza account? Quel giorno non ha ricevuto un pulsante. In modalità anonima i ricordi sono legati solo al dispositivo, e il ragionamento del 24 maggio era semplice: non c'è un account da eliminare, c'è un'app da disinstallare. Oggi la regola è scritta sul server: un'installazione anonima rimasta trenta giorni senza uso viene cancellata durante la notte, e l'app avvisa negli ultimi dieci giorni.
Un'app per custodire i ricordi di famiglia, e poterli cancellare davvero?
È più o meno la domanda che si fa chi esita ad affidare a un telefono quello che racconta la propria madre. La risposta ha due tempi, e la pagina privacy e account li riassume.
Si può cominciare senza account, e per provare basta. Ma una memoria legata a un solo telefono sparisce con lui, ed è per questo che un account vale la pena appena ci si mettono cose che contano. L'account non rinchiude niente: si elimina dall'app, e la procedura è spiegata anche sul sito, compresa la possibilità di chiederlo via email.
In mezzo c'è la pulizia parziale. Paola può cancellare gli appuntamenti dal meccanico dell'anno scorso senza toccare le ricette di Rosa. I due gesti non si somigliano, ed è voluto: la pulizia sceglie cosa se ne va, l'eliminazione dell'account non sceglie niente.
Di chi è cosa, da allora
La risposta a Luca si è precisata dopo il 24 maggio, man mano che l'app ha imparato a parlare con gli altri.
Il 5 giugno la cancellazione ha ricevuto una traccia. Prima di cancellare, il server scrive una riga che prova che una cancellazione è avvenuta: un'impronta impossibile da ricondurre all'account, la data e l'elenco di ciò che è stato eliminato. Nessun dato personale leggibile. Si cancella da sola dopo cinque anni. E se la persona aveva dato un parere sull'app, l'indirizzo email legato a quel parere viene tolto prima della cancellazione: il parere resta, anonimo.
Le immagini non vivono nelle stesse tabelle dei ricordi, e il database non può raggiungerle. Dal 27 luglio la foto del profilo viene tolta esplicitamente al momento della cancellazione. Le immagini delle schede vengono tolte da un passaggio notturno, che elimina ogni immagine a cui nessuna scheda rimanda più.
Poi è arrivata la condivisione, e con lei la vera domanda di famiglia. Una scheda si può condividere con una persona cara in due modi, e non sopravvivono allo stesso modo a un addio.
Una scheda condivisa in modalità collaborativa resta di chi l'ha creata. Paola e sua sorella Franca spuntano la stessa lista, ma la lista è di Paola. Se Paola elimina il suo account, la sua lista se ne va con lui, e la condivisione si ferma.
Una scheda regalata, la modalità in cui ognuno spunta per sé, diventa invece la scheda del destinatario fin dall'invio. Non è più legata all'originale, è sua, con la sua immagine e i suoi allegati copiati. Se Paola regala la ricetta della torta di noci a Luca e un giorno elimina il suo account, la ricetta resta nella memoria di Luca. Non dipende più da quella di sua madre.
I messaggi scambiati tra amici nell'app, invece, vengono cancellati da entrambe le parti insieme all'account di chi se ne va.
Cosa ha fatto Paola
Paola non ha eliminato il suo account. Ma la domanda di Luca ha cambiato il suo modo di mettere in ordine.
Quello che viene da Rosa, le ricette, i nomi nella foto del matrimonio, la storia della casa, non lo tiene più solo per sé. Ha regalato la ricetta della torta di noci a Luca e a Franca, dicendolo, e ognuno ora ha la propria scheda. Quando Franca aggiunge che ci vuole «un goccio di rum, la mamma non lo dice mai», lo scrive nella sua. Ciò che si tramanda non dipende più da un solo telefono né da un solo account.
E ciò che riguarda solo lei, gli appuntamenti, la spesa, le note di tutti i giorni, resta nella sua memoria, con una porta che sa dove trovare.
Ha anche fatto un po' di pulizia, quella vera, quella che sceglie. Le conversazioni dell'inverno scorso, quando cercava un idraulico e confrontava i preventivi, se ne sono andate con un gesto. Anche i promemoria passati. Niente di quello che Rosa aveva raccontato si è mosso, perché niente era una conversazione o un promemoria: erano ricordi riposti, una ricetta, una persona, un pezzo di storia. E la campanella, questa volta, non le ha più mostrato promemoria che rimandavano a schede cancellate.
Luca ha fatto un'ultima domanda, più pratica: e se un giorno è lui a lasciare l'app? La ricetta resta sua finché tiene il suo account, e se ne va con il suo account se lo elimina. La copia di sua madre non si muove. Ognuno la sua memoria, ognuno la sua porta.
Forse è la cosa più utile che il 24 maggio ha cambiato. Non il pulsante in sé, che speriamo serva poco, ma la risposta che ora si può dare alla domanda di Luca. Quello che si tiene per sé si cancella davvero quando lo si decide. Quello che si vuole tramandare lo si regala, e allora appartiene a chi lo riceve.
Se vuoi sapere come l'app sceglie cosa tenere prima ancora che qualcuno le chieda di cancellare qualcosa, è un'altra storia.
